#Webcoming 7 – Saturday Morning Breakfast Cereal

#Webcoming è la rubrica dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Non siete d’accordo con quello che scrivo?
Oppure sei quel disegnatore di fumetti che cerco da una vita, che ha proprio voglia di fare un fumetto dove non rischia di scrivere una sceneggiatura di merda, perché a quello ci penso io, lo scrittore dei miei coglioni?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Questo è uno dei più normali.

Titolo: Saturday Morning Breakfast Cereal
Url: http://smbc-comics.com
Genere: Comico, Accademico
Autori: Zach Wienersmith
Cadenza: Giornaliero

Qui mi faccio sentimentale.
Saturday Morning Breakfast Cereal è il più bel fumetto comico di mai. In ogni timeline, in ogni universo parallelo, in ogni tribù di pigmei del Borneo rimasta isolata dal resto del mondo, SMBC rimarrà sempre il punto di arrivo di un’arte.

E’ una prima volta per questa rubrica: SMBC non è un webcomic story-driven come può esserlo McNinja o Drizzit. Non c’è una trama, ma solo Wienersmith che da 14 anni posta un fumetto al giorno dove prende in giro la società, la scienza, il mondo accademico, la vita di coppia, legge, politica e chi più ne ha più ne metta. Il tutto passando per quel tipo di battute specialistiche che potreste sentire all’interno di una facoltà di Fisica Pura.
Ho riso come un cretino con vignette su principi di fisica che ancora devono essere accettati dalla comunità scientifica ed io di fisica capisco poco e picche. Il potere di Wienersmith è proprio quello di portare ad un livello colloquiale e triviale alcuni dei punti più alti dell’elaborazione accademica di ogni campo.

Ad accompagnare le vignette più leggere, abbiamo anche storie one shot riguardanti un singolo presupposto portato all’assurdo in conseguenze distopiche ed imprevedibili.

Il disegno è estremamente semplice e riconoscibile, stilizzato all’estremo e con alcuni personaggi che non capisci se siano semplicemente disegnati uguali o siano la stessa persona (tipo le saltuarie apparizioni dell’autore) che ricorre attraverso le varie assurde vicende.

SMBC conta ormai diversi volumi pubblicati tramite Kickstarter, tra i più finanziati (e finanziati più velocemente) della storia, oltre a libri game (The Trial of the Clone), la collaborazione con Cards Against Humanity per l’espansione a sfondo scientifico e Bahfest, il festival delle ipotesi scientifiche ad hoc.

Insomma, sono la persona meno indicata a parlare di SMBC perché rischio di esaltarmi come un lurido idiota. Lo sono già. Tra il primo ed il secondo paragrafo di questo articolo mi sono andato a leggere una cinquantina di strisce di cui metà le so a memoria. Che bello.
Dio, che bello.

Quandosmettodisaltellareingiroviavvisomente vostro,
Lorenzo Vargas

#Webcoming 6 – Maschera Gialla

#Webcoming è la rubrica dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Non siete d’accordo con quello che scrivo?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Titolo: Maschera Gialla
Url: https://www.facebook.com/mascheragialla
Genere: Supereroico, Parodia
Autori: Dado (Davide Caporali)
Cadenza: Giornaliero (Lunedì – Venerdì)

 

Tra l’altro è un paio d’anni che lo trovate in edicola.

Un altro webcomic italiano. Anche questo su Facebook.
Nato nel 2011, Maschera Gialla l’ho cominciato a leggere qualche mese dopo di Drizzit, con il quale ha alcuni punti di contatto, complice forse il fatto che Dado e Bigio sono BFF nella vita reale e si fanno mettere in stanza insieme quando sono ospiti delle fiere del fumetto (no, sul serio).

Maschera Gialla è la storia di un fattorino delle pizze romano che viene in contatto con una maschera da carnevale gialla che gli da incredibili poteri, anche se un po’ a caso. Il fattorino, di cui scusate, ma non riesco sinceramente a ricordare il nome, decide quindi di diventare un supereroe. Successive vicende porteranno alla luce che anche la figlia del pizzaiolo per cui lavora è una supereroina (Violet, esteticamente Hitgirl ninja). Insieme a lei ed un ragazzino di colore con l’afro di Sebastian Shaw formeranno il loro primo supergruppo, combatteranno cattivi troppo forti per loro, mentre cercano di vivere la propria esistenza da civile e bla bla bla bildungsroman.
E’ una storia coi supereroi che sono anche regazzini. Non è che ci siano molti modelli di trama che uno può seguire.

Tette, insomma. Fortunatamente anche trama, quindi chissenefrega.

A parte il formato, più classico rispetto a Drizzit, che è uno stripcomic, MG mantiene con quest’ultimo forti punti di contatto. Tanto per cominciare entrambi sono fondamentalmente delle parodie di qualcos’altro. Drizzit dell’high fantasy, all’interno come all’esterno della fiction, mentre MG lo è dei supereroi. Il protagonista è il classico average joe (forse pure un po’ sotto l’average). Come supereroe è improvvisato, senza capo né coda, a cominciare dai suoi poteri: una roulette russa di capacità straordinarie prese di peso da saghe supereroiche mainstream. E’ al contempo consapevole che ci sono supereroi nella vita vera, ma anche negli albi che ha sempre letto. Insomma MG è il lettore, senza troppe sofisticazioni.
Dado, come Bigio, mostra una sottile vena rattusa, anche se sembra più sincera. Come dicevo nel pezzo su Driz

zit, lì il fanservice è l’ennesimo elemento metatestuale per far sentire il lettore a casa, mentre a Dado credo piaccia semplicemente disegnare un sacco di tette a borraccia sahariana, ma è un’ipotesi.
Anche MG come Drizzit nasce ed ha la propria base delle operazioni su Facebook, a dispetto del fatto che entrambi siano comunque hostati da qualche altra parte.
A differenza di Drizzit, il disegno di MG è meno pupazzoso, più vicino a quei fumetti che vorrebbe emulare, benché sempre in quel limbo stilizzato che non preferisco.

MG, inoltre, ospita ogni tanto storie scritte da Dado, ma disegnate da qualcun altro.

Questa non l’ha fatto Dado, ma Sio, quello di Scottecs. Shockdom sta diventando una mafia.

Ulteriore particolarità in MG è la periodicità. Oltre ad essere preparato volume per volume (e non come un flusso ininterrotto di tavole, il che implica delle pause tra una storyline ed un’altra) è rilasciato sotto perenne ricatto da parte dell’autore. Perfettamente adattato alle logiche marketing di Facebook, Dado baratta una più veloce pubblicazione (o illustrazioni bonus più o meno nsfw) con un tot di condivisioni al giorno.
Da ciò pare trarre una qualche sadica soddisfazione.

In definitiva MG è un fumetto divertente e godibile, anche se forse un po’ troppo dipendente dalle fonti da cui attinge a piene mani.

Ed ora un piccolo appunto personale. Più o meno intorno al 2010, al mio primo anno di università, ho fatto questa piccola odissea per trovare un fumettista disposto a collaborare con me per una storia simile (nelle prime tre righe di plot) a MG. Inutile dire che non l’ho trovato. Ora c’è MG. Ed è uscito il Jeeg Robot di Mainetti. Ed il relativo fumetto. E mo la mia idea figa di 6 anni fa è inutilizzabile.
Li mortacci.

Alla settimana prossima.

Affettuosamente vostro,
Lorenzo Vargas

#Webcoming 5 – Helvetica

#Webcoming è la rubrica dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Non siete d’accordo con quello che scrivo?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Titolo: Helvetica
Url: http://helvetica.jnwiedle.com
Genere: Fantastico, Mistero, Noire
Autori: J. N. Wiedle
Cadenza: Settimanale

Torno nella mia confort zone di webcomic americani. Non ci ho mai fatto davvero caso fino a che non ho iniziato a fare recensioni, ma pare che segua solo opere fedeli al whedoniano “Make it dark, make it grim, make it tough, but then, for the love of God, tell a joke.” (fallo scuro, cupo e duro, ma per carità di dio, fa una battuta). Normalmente mi metterei a sproloquiare a riguardo, ma ho fatto voto di tenere queste questi articoli il più breve possibile.
In effetti 20000 battute da farvi leggere a video forse è pretendere troppo.

Vi ricorda per caso Grim Fandango… QUALCOSA?

Helvetica, seguendo un’onorata tradizione (Wristcutters, Grim Fandango, Dark Souls) inizia con la morte del proprio protagonista. Helvetica, appunto, è lo scheletro, la sua proiezione nel regno dei morti, battezzato, come tutti, dalla prima parola pronunciata al momento della propria nuova nascita.
Il fatto che il nostro eroe come prima parola dica il nome di un font (il webcomic è cominciato nel 2011, ogni riferimento a/da Sans e Papyrus di Undertale credo non sia voluto) potrebbe creare qualche perplessità, almeno finché non si trovano personaggi chiamati Steak o Good Heavens (Santo cielo). Helvetica è dimentico della propria vita precedente e con l’aiuto dell’organizzatissima burocrazia del luogo (Steak e Goodheavens, di cui sopra) viene inserito in questa nuova società che ha ben poco di diverso da quella precedente.
Solo che sono tutti scheletri, che vuoi farci?
Helvetica invece, fedele al proprio senso delle priorità, pare preoccuparsi unicamente della propria identità pre-mortem.

I disegni sono tenui e confettosi, un po’ stile Cartook Network ed i dialoghi un po’ svampiti. Nonostante vada ava

Noire, ma fino ad un certo punto.

nti dal lontano 2011, Helvetica non ha una storia così lunga da recuperare. Forse ve la potrei raccontare anche da qui, senza sforare coi miei propositi, ma poi che ve lo leggete a fare?
Il genere, coi webcomic, il più delle volte è difficile da definire e questa è una di quelle. Helvetica è un po’ noire (benché in colori confetto), un po’ commedia, un po’ Slice of Life, molto poco sovrannaturale per avere degli scheletri come protagonisti. Insomma, salve alcune tavole ci si chiede che li abbia fatti a fare tutti i personaggi scheletri. Ma l’artista è Wiedle e per queste perplessità c’è la sezione commenti del sito.

Alla prossima settimana con un’altra opera che potete seguire, o pure no. Tanto non mi paga nessuno.

Scheletricamente vostro,
Lorenzo Vargas