Due parole su Star Wars

Si, pare che abbia dato a tutti di volta il cervello.
Star Wars ovunque, quasi non si può più sopportare.

Un tizio ha addirittura constatato che un essere umano può condurre una vita dignitosa e completa solo consumando prodotti sponsorizzati dal marchio Star Wars.

Comincia tutto verso la fine degli anni ’70.
George Lucas è un tizio che probabilmente ha consumato, nella sua allora breve esistenza, una grande quantità di film western e di samurai. Decide di unire tutti i topòi delle sue amate pellicole, ci aggiunge un altro dei suoi hobbies (la fantascienza) ed ecco che viene fuori Star Wars: Una nuova speranza.
In realtà forse non è andata così, ma nessuno può sapere. Lucas avrà raccontato la storia, ma magari ha mentito.

Una Nuova Speranza, a guardarlo freddamente, non è sto gran film.
Ha le transizioni che sembrano fatte con Movie Maker (alibi, all’epoca non esisteva), le pennellate che delineano buoni e cattivi sono fastidiosamente nette (ma erano tempi più semplici), la trama è lineare da morire e la gente fa amicizia in sei secondi come si conoscesse da una vita (come sopra) e nessuno sa sparare (tolto Luke).

Ecco.

Ci si metteono due secondi a parlare male di Star Wars. Il fatto è che quest’analisi non considera la caratteristica principale del film: non ti dice una beneamata.
Star Wars inizia con duemila battute di prefazione che scivola sullo schermo e poi vi lascia in mutande in mezzo al deserto, da soli, con uno spazzolino ed una grappetta. Non ci sono spiegoni, l’intero governo galattico viene liquidato in 2 parole (per informarci graziosamente della sua distruzione), il passato dell’anticristo in nero con un aspirapolvere sulla faccia, si merita due battute en passant (false, per di più).
Star Wars nasce come prodotto interattivo, uno dei primi, dal punto di vista cinematografico. Perché fornisce un sacco di vuoti da riempire ai fan. C’è di che speculare, ricostruire, abbastanza da sintetizzare un mondo da zero.
Lucas ha distribuito abbastanza puntini sul foglio da permetterci di riunirli, tra l’altro nel momento in cui abbiamo più fantasia a disposizione. O almeno così è stato per me.

Quindi no.
Star Wars non è mai stato un gran film. E’ stato un film carino, ben articolato adatto a produrre un fandom forte (c’è la religione Jedi. Nel mondo. Parliamone). E’ una saga ben realizzata, che ha avuto un posizionamento temporale fortunato ed ha deciso di ricavalcare l’onda sempre nel momento opportuno (quanta gente si è andata a vedere la trilogia originale, una volta sopravvissuta a quella con McGregor?).
Lo dico da fan. I primi tre me li sono visti da piccolo, invasato come una bestia. Mi sono puppato la trilogia nuova ed all’epoca il mio spirito da fanboy non me l’ha fatta trovare nemmeno eccessivamente riprovevole (principalmente perché non lo era). Con il Risveglio della Forza (che mi è piaciuto tantissimo) mi è venuta addirittura la mezza idea di ripescarmi tutto l’universo espanso per riempire trent’anni e rotti di buchi di trama. Certo, non so a memoria i film fotogramma per fotogramma, ma ricordo la quasi totalità della faccenda con facilità ed un innegabile affetto.
Potrei persino correggervi il classico outing di Darth Vader, qualora inevitabilmente lo recitaste errato.

Ma in realtà so.
Sono capace di prendere le distanze dall’amore che nutro per un pezzo della mia infanzia e rendermi conto che la prima trilogia di Star Wars è recitata maluccio, è una storia semplicistica e l’immaginario è altamente sincretico (che poi forse è un punto di Forza, guardate il cristianesimo). Sono cosciente che la seconda trilogia sia recitata molto meglio e che la stessa limitazione hardware che fu la forza dei primi tre episodi (l’immonda pupazzosità che però donava un ché di tangibile alle cose) è stata la rovina della seconda (il green screen, il giocattolo nuovo di Lucas). So che Hayden Christensen non era una scelta così pessima come Anakin Skywalker. Ebbene si, ragazzi. Fatevene una ragione.

Ed ora tre quarti di Internet parla di Star Wars.
C’è chi si vanta di conoscere ogni singolo pelo sul culo di Chewbacca.
Chi si vanta di non aver visto nemmeno un film di Star Wars, come se fosse una qualche forma di vanto.
C’è chi augura la morte ai critici che hanno (blandamente) stroncato il nuovo episodio e chi, da fan (e quindi custode della Verità a riguardo. Ah ah) lo ha stroncato sul serio perché troppo diverso dal lavoro di Lucas.
Chi fa i salti mortali all’indietro perché Il Risveglio della Forza non l’abbia fatto Lucas.
Ci sono veramente tutti, tranne quei ragazzini che si sono visti uno dei film e sono stati a fare woosh woosh per mesi a seguire, fingendo di agitare una spada laser.

Star Wars lo si deve guardare a cuor leggero, con innocenza, non quella con cui ci si vede The Expendables (quello si chiama coma farmacologico, non confondiamo), ma con quel bambinesco entusiasmo dove ci si può ancora appassionare di un mondo dove tutti i cattivi sono in nero, criptonazisti ed hanno le spade color dei tizzoni dell’inferno.

Per gentile, inconsapevole cortesia di Emperorrus

Star Wars deve essere, nella sua interezza, quell’istante di rush adrenalinico di quando, dopo 25 anni vedi lo short trucido sui Power Rangers. Per quelle due ore, voi ve ne dovete uscire dal tempo e tornare comodamente seduti sulle poltrone a 12 anni, accompagnati da quei quattro squilli di tromba nel mezzo delle stelle meno credibili dell’universo.

Perché se no dobbiamo essere veramente realistici e distaccati.
Son sette film fantasy coi laser, semplicisti, affrettati e manichei, dove i buoni vincono solo perché sono buoni ed i cattivi perdono solo perché sono vestiti di nero. Dove la trama dell’Episodio IV è a grandi linee la stessa dell’Episodio VII (i primi dieci minuti sono proprio lo stesso film) e che soprattutto vi hanno detto abbastanza poco di loro stessi da lasciarvi riempire gli spazi vuoti con la vostra sensibilità.

Lo so che parlo a vuoto, ma per una volta, godiamoci una cosa bella, perché Star Wars VII è una cosa bella.

E vediamo di avvelenarci il sangue con le cose importanti.

Tipo Batman vs Superman.

Inunagalassialontanalontanamente vostro,
-Lorenzo-Vargas-