#Webcoming 14 – Happle Tea

#Webcoming è la rubrica dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Non siete d’accordo con quello che scrivo?
Oppure sei quel disegnatore di fumetti che cerco da una vita, che ha proprio voglia di fare un fumetto dove non rischia di scrivere una sceneggiatura di merda, perché a quello ci penso io, lo scrittore dei miei coglioni?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Titolo: Happle Tea
Url: http://www.happletea.com/
Genere: Religione, parodia
Autori: Scott Maynard
Cadenza: Alcuni mercoledì e venerdì

Siamo giunti alla fine. Da questo punto in poi è valutazione. Dopo questo episodio di #Webcoming, il 14, mi prenderò una pausa per tutto Agosto e forse anche Settembre. Due motivazioni principali. La prima sono gli esami. Arriva il giorno che mi laureo pure io. E la seconda è che voglio vedere un po’ che effetto ha fatto questa rubrica, se è seguita, se a qualcuno interessa. Motivo 2.1, infine, è vedere se qualcuno mi manda fumetti. Perché ok, ne leggo troppi, ma non so se ne trovo altri 20. Comunque.

Oggi parliamo di Happle Tea. Altro webcomic della mia indigestione iniziale, è un altro fumetto non-story driven. Si limita ad una lunga serie di vignette dove Lil K, l’alterego dell’autore, si trova di fronte a diverse figure della religione, mitologia e criptozoologia e vi interagisce, portando alla luce aspetti divertenti o surreali del mito o mostrandone le contraddizioni.

Ecco.

Ora, chiunque ha avuto durante i propri 16 anni quella fase in cui la religione è causa di tutti i mali del mondo, saprà che prenderne per i fondelli l’apparato mitico (così come quello logico) è fin troppo semplice. Le religioni sono mastodontici organismi sincretici che si portano in grembo decine di centinaia di storie slegate tra loro che col tempo si sono saldate alla bell’e meglio in un unicum funzionalmente basato sull’ignoranza degli aderenti.

La particolarità di Happle Tea, però, è quella di scherzare in modo lieve ed elegante col mito religioso (si, anche con quello islamico, se qualcuno si sentisse di fare l’ennesima riprova da fascio-catto-minkia) e soprattutto di farlo con una profonda cognizione di causa.
Maynard è infatti un avido lettore di testi mitologici, sia di letteratura primaria (la Bibbia, per capirci) sia secondaria (come l’opera sui miti greci di Graves). Grazie a lui per esempio ho scoperto l’immensa complessità su cui si basa la figura di Loki, il dio del fuoco e dell’inganno della tradizione norrena, reso famoso dal recente giro di film della Marvel. L’autore però non disdegna nemmeno mitologie di origine più recente, come tutto l’apparato criptozoologico nordamericano ed i suoi parti più famosi, come il Sasquatch o il Dire Owl.

Per la comprensione del webcomic non è necessaria una conoscenza del mito, anche se, qualora ci si volesse informare a riguardo, sotto ogni striscia, l’autore si dilunga in modo abbastanza esaustivo sull’argomento trattato.

Il tutto è reso ancora più grazioso e particolare dall’improvviso e piacevole cambio del disegno, che da uno stile iniziale più scuro, è passato a vignette colorate, calde ed autunnali vicine ai disegni dei The Legend of Zelda in cell shading (The Wind Waker, per esempio).

E’ stato bello portarvi in questa piccola carrellata di opere negli ultimi due mesi, spero vi siate appassionati almeno ad uno di essi.
Restate sintonizzati sulla pagina di Facebook per eventuali aggiornamenti e se vi va seguite il mio altro progetto, il Bradipo, una rivista di narrativa.

Buone vacanze, voi che magari le fate.

Religiosamente vostro,
Lorenzo Vargas

#Webcoming 9 – Tumorama

#Webcoming è la rubrica dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Non siete d’accordo con quello che scrivo?
Oppure sei quel disegnatore di fumetti che cerco da una vita, che ha proprio voglia di fare un fumetto dove non rischia di scrivere una sceneggiatura di merda, perché a quello ci penso io, lo scrittore dei miei coglioni?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Titolo: Tumorama
Url: www.tumorama.com/
Genere: Surreale
Autori: Cammello
Cadenza: Un po’ quando gli pare a lui

Dopo Romantically Apocalyptic torniamo in Italia.

So’ probblemi.

Tumorama è una di quelle cose che uno si aspetta di trovare autoprodotto in vendita in un circolo ARCI. Il disegno è strano, i temi sono pesanti, ma trattati come fossero la cosa più normale dell’universo ed il protagonista al posto della faccia ha una mostruosa metastasi a forma di piede.
Trovarselo invece sul web, con una veste grafica anche di un certo tipo (un sacco di rosa shoking) gli da una dignità diversa dalla zine autoprodotta che hai comprato a due euro su un banchetto di compensato, sotto gli occhi di un figuro diffidente che potrebbe, come non, essere l’autore. Non chiedi mai, almeno non rischi una figura di merda.

Vincitore del Fumetto preferito di Giovanardi 2016

Perché poi con questi ambienti underground è sempre così, tu entri per sperimentare qualcosa di nuovo e ti trovi in un mondo parallelo dove Zerocalcare è l’ultimo dei cretini ed in cima al pantheon della zona sta un sacco di gente che tutti si aspettano tu conosca e che hanno nomi che non stanno né in cielo né in terra. Superato l’imbarazzo dell’ignoranza cosmica, però, l’ambiente è piacevole.

Tornando a Tumorama, si tratta di un fumetto grottesco, che segue la vita di Tumorboy (quello che sembra un piede), un cane dalle capacità linguistiche di Ilona Staller, ma laureato in astrofisica (quindi un normale ingegnere, non si trattasse di un cane) ed un energumeno dalle sembianze di una papera squagliata. Il tratto di Cammello, in particolare, ha la tendenza a trasformare ogni scena in un brutto trip di LSD, anche le più normali. Le proporzioni sfasano in maniera piacevole, gli occhi sono macchie informi e nessuno sembra preoccuparsi di nulla.

Le vicende in sé sono abbastanza tranquille, le derive che ne conseguono un po’ meno.

Un corteo di spacciatori in protesta per la mancanza di garanzie sul posto di lavoro.

Come quando, a seguito di uno sciopero degli spacciatori, Tumorboy decide di andarsene sulla luna a farsi del crack di cui è (ovviamente) costituito il satellite. L’opera però non si limita ad una serie infinita di tavole dove qualcuno ogni tanto annuncia disgustato cose politicamente scorrette, tanto per ridere. E’ la rappresentazione di un sistema di valori, un modello di vita alla deriva, ma neanche tanto, che qualcosa l’ha fraintesa alla grande, ma molto altro l’ha capito meglio del resto della folla che si dimena ancora dietro al programma elettorale della DC.

Insomma, una cosa veramente figa e che potreste usare per darvi un tono. Cosa c’è di meglio?

Metastaticamente vostro,
Lorenzo Vargas