Il Nuovo Ordine Peràle

Bentornati.

Cosa ne pensate del nuovo antro della Pera?

Bello vero? Tutto nero e confortevole. Sembra proprio la vostra stanzetta la notte. Magari se siete universitari c’è anche il vostro coinquilino che russa a breve distanza, o è vostra moglie. Guardatela, lunghi anni di matrimonio e vi sembra sempre la stessa. Eppure voi siete cambiati tanto, così diversi da ieri che la vostra vita passata sembra un film che vi hanno raccontato una sera al bar.

Ma sto divagando.

Fino ad ora la faccenda è stata abbastanza rilassata. Io postavo le mie cose, voi se dio la manda le leggevate, qualcuna vi piaceva, qualcuna no. Purtroppo però mi sto facendo vicchiariello. Devo cominciare a procacciarmi il cibo.

Sembra ieri che avevo appena aperto il blog. Non una preoccupazione che andasse oltre gli esami all’università. Bei tempi.

Da adesso in poi quindi, non potendo contare solo sulle entrate di Pierre, devo trovare qualcosa di collaterale per far fruttare proprio tutto.

Patreon

Vi sarete accorti dei numerosi banner arancioni che circondano la pagina. Sono banners per Patreon, un sistema di finanziamento per artisti indipendenti, grazie al quale i fan possono decidere di donare una somma anche simbolica ad intervalli regolari (nel nostro caso ogni volta che pubblico qualcosa, mai più di una volta al mese) per permettermi di campare col mio agro mestiere.

Per ulteriori informazioni potete andare qui:

O su uno degli innumerevoli banner uguali che tempestano il blog.

La scelta piratesca

La copertina, nel suo decadente splendore. Ah, la fatica per non pupparmi orride grafiche minimal a fondo bianco...Per quanto riguarda invece QUESTO POST dal titolo estremamente a-la-articolo di VICE: sul banner in alto (o al lato, dipende da dove state leggendo) trovate la pagina DOWNLOADS. Lì potrete scaricare comodamente tutto ciò che riuscirò ad estorcere ad ogni editore che avrà l’ardire di incrociare la mia strada.

Il formato è un PDF scrauso emi-impaginato, ma che volete, è gratis, sempre meglio di niente. Al momento sulla pagina di Download potete trovare sia Pierre non Esiste che Il Re Muore, un’antologia che ho curato l’anno scorso per l’Overtime Festival. Mi auguro la fila si allunghi.

Amazon Kindle

mictlantecuhtliLo so, lo so, Amazon è il Male incarnato. Me ne rendo conto, avete ragione. Ma è un male incarnato che paga ragionevolmente i propri autori. Quindi, per tutta quella roba che l’editoria ha deciso improvvisamente che non si possa vendere (i racconti, per dire), ho deciso di rivolgermi ad Amazon.

Da ora in poi i racconti li pubblicherò su KDP (Kindle Direct Publishing) alla modica cifra di 99c o gratuiti per i Patron.

Sorry guys.

La notizia relativamente buona è che raggiunta la giusta cifra su Patreon i racconti torneranno disponibili. Lo so che fino ad un paragrafo fa ho fatto tutto il pirata dei miei stivali, ma una cosa è un libro di 13€ ed una cosa 99c di racconto. Abbiate pietà. Fa più male a me che a voi.

Il primo racconto di questo giro, Mictlantecuhtli, lo trovate già pronto che aspetta solo di essere scaricato. Mi sono sbattuto pure a fare la copertina. Non avete idea che inferno sia compilare un eBook.

Altri progetti

Il resto della baracca ovviamente continua. Lasciando a persone più capaci di me la parte di illustrazione, i #Typings sono sbocciati nei fantastilonici ARACNIDI PRALINATI, con la collaborazione di Annamaria Dassori. Ci siamo già fatti una fiera con questo format. E’ stato divertente.

E non perdetevi, ovviamente IL BRADIPO, la rivista di narrativa fondata col buon Alfredo Monaldi, che assolutamente non potete perdervi perché ne va della vostra vita. Sul serio. Ho pagato qualcuno per uccidere chiunque non l’avesse letto. E’ stato un errore.


E questo è il nuovo ordine delle cose, bei giovani.
Spero continuerete a seguirmi.

Un abbraccione a tutta la fascia d’ascolto, vecchi e nuovi.

Nuoviniziosamente vostro,
-Lorenzo Vargas-

#Webcoming 2 – Manly Guys Doing Manly Things

Bentornati a #Webcoming, la rubrica che alla fine mi sono rassegnato a chiamare così, dove vi racconto in due parole i webcomic che mi sono piaciuti, quelli che non mi sono piaciuti, o quelli che sono piaciuti a voi.

Avete un webcomic che va avanti da almeno sei mesi e vorreste che lo recensisca?
O non è vostro, ma che diamine, siete stanchi di fare citazioni spettacolari e non essere mai capiti da nessuno?
Scrivete qui: vargas@satisfiedpear.it


Titolo: Manly guys doing manly things
Url: http://thepunchlineismachismo.com
Genere: Comico, parodia
Autore: Coelasquid (Kellie Turnbull)
Cadenza: Settimanale (Domenica)

Un altro dei miei preferiti. Dio, quanto adoro questa cosa. Disegnato originariamente per un contest di The Escapist, è stato poi talmente apprezzato, che Turnbull ha deciso di continuarlo nonostante non avesse vinto.

L’intera opera può essere riassunta dall’url del sito. MGDMT racconta le vicende che ruotano intorno all’agenzia di Commander Badass (Comandante Spaccaculi?), aka Rock Lobster (Roccia aragosta?), nata col compito di reintegrare in società personaggi di fiction ridicolmente macho e virili. Gente tipo Kratos (God of War), Ganondorf (The Legend of Zelda), o Duke Nukem (ehm…).
La classica rottura dell’equilibrio avviene all’iscrizione in agenzia di Jared, un allenatore di Pokèmon ridicolmente magro (e probabilmente con l’ADHD). Inizialmente ignorato dal Comandante, ne acquista in seguito i favori raccontandogli la sua carriera da allenatore, iniziata con un misero Magikarp (Mr Fish) che, utilizzato come clava per massacrare i mostriciattoli avversari, si è trasformato in un immenso Gyarados (probabilmente con qualche danno cerebrale). Membro fisso della compagnia è anche Jonesy, una macellaia che lavora a fianco all’agenzia.
Le strip seguono un andamento misto tra storyline lunghe (come il virus efebizzante che trasforma Commander in una versione anni ’80 di Kamina di Gurren Lagann) e piccoli sketch da una due tavole che fanno da commentario a tropes dei videogiochi e sullo stereotipo ipermascolino in generale. Il tutto inframezzato da storielle su Dragon Age perché Coelasquid lo adora quel gioco. Seriamente, toglieteglielo.

Per farvi capire quanto adoro questo fumetto, una volta ho anche scritto una canzone sul Magikarp di Jared. Potete trovarla QUI.

Come per McNinja, il tono è generalmente ridicolo e fa per lo più capo all’espediente di far fare cose improbabili a montagne di muscoli pelose alte due metri. Di fianco alle gag, però, Turnbull analizza en-passant anche le assurdità degli stereotipi di genere, il ruolo genitoriale (Commander è un marine spaziale dal futuro, ma anche un padre single) e la responsabilizzazione degli adolescenti (Jared).
Se solo ci fossero meno tavole su Dragon Age…

Nel tempo libero che non usa per addolcirci l’esistenza (o farsi armature di cotte di maglia, o allevare piccioni grassi), Coelasquid è anche un’animatrice professionista. Oltre questo webcomic, disegna e scrive Platinum Black, un fumetto che probabilmente prima o poi lo leggo e ve lo racconto, ma mo’ no.

Adesso ci sentiamo la prossima settimana per altra awesomeness.
E ricordate, non avete idea di quanto sia difficile reintegrare Kratos nella società.

Rock Lobsteramente vostro,
-Lorenzo Vargas-

Cose che mi piacciono: Welcome to Night Vale

In questa rubrica parlerò di ciò che mi soddisfa la pera. O che non me la soddisfa. Dipende.

Pippone che volendo vi potete saltare

Oggi vi parlo di un prodotto vecchio di tre anni (ma ancora in corso) che ho avuto il piacere di conoscere tramite un’amica.
Sto parlando di Welcome to Nightvale.
ATra le altre cose, ha una fanbase di illustratori non indifferente.ll’estero, più che qui, la radio è sopravvissuta ad internet. E’ cambiata e si è evoluta, entrando nell’era digitale attraverso lo streaming ed in seguito ai Podcast. Mentre noi siamo ancora qui a seguire l’esempio di un grande e profondo personaggio del La Rosa, negli States ha anche fatto in tempo a nascere un’ulteriore evoluzione di quello che è il podcast e cioè il podcast di fiction. Che poi è un misto tra un audiolibro ed un radiodramma. Forti degli strumenti moderni, che rendono l’apparato radiofonico più accessibile, è diventato tutto un fiorire di autori che decidono di utilizzare quest’altra via per diffondere il proprio lavoro. Il paradigma è abbastanza semplice: una storia, un narratore, alcune voci ospiti, una colonna sonora che va dalla semplice partecipazione di una band ad un completo apparato sonoro ed una struttura seriale che riprende quella dei moderni telefilm.

Welcome to Nightvale è un podcast di Jeffrey Cranor e Jospeh Fink, con musiche dei Disparition ed un apparato di rumori abbastanza rudimentale.
L’opera è peculiare, in quanto l’immedesimazione nella storia non passa solo attraverso l’identificazione con un personaggio. L’ascoltatore è già parte della narrazione. WtN è strutturato come la community radio di un paesino degli Stati Uniti d’America, genericamente localizzato nel deserto. Nelle puntate si è trasportati dalla voce vellutata di Cecil Baldwin attraverso gli eventi della comunità, le fiere, gli avvisi della tirannica polizia segreta del luogo, notizie sul traffico e su quella strana civiltà bellicosa scoperta sotto la terza corsia del bowling.

Nightvale non è, infatti, una città come le altre.
E’ impregnata di strani eventi, orrori innominabili, società segrete e terrificanti mostri tentacolari che compongono il consiglio comunale. Nightvale ha un parco per cani in cui non possono entrare i cani e nemmeno i padroni ed è meglio che non ci entri nessuno. Si rischia di incontrare una di quelle misteriose figure incappucciate che vagano per il parco. Meglio lasciarle tranquille. E che dire del magnifico Diamante da Baseball infestato dai fantasmi? Dove i ragazzi vengono allenati da Lucia Tereschenko, morta nel 1843. O della donna senza volto che vive in segreto nella vostra casa! Si, anche nella tua.
Si, tu che stai leggendo.
E’ dietro di te.
Ogni tanto aggiusta l’armadio dei calzini, riordina i tuoi libri.
Ti fa inciampare in doccia. E’ una brava donna.
Al suo modo, Nightvale è anche una comune cittadina americana.
Il tipo di provincia dove si è sospettosi dei vicini, dove la rivalità con le città limitrofe (maledetta Desert Bluffs) è più importante di qualsiasi altra cosa. Quei piccoli centri dove sopravvive nel cervello degli abitanti una forma di solidarietà automatica. Persino le incomprensibili stranezze sono state normalizzate dagli abitanti, che mantengono persistentemente un comportamento allucinato che rende plausibile un continuo martellare di complotti del governo, di vaccini che rendono autistici i neonati, mentre pare perfettamente ragionevole che una mente collettiva di esseri tentacolari costituisca l’amministrazione comunale.
In questa tragicomica (e a tratti terrificante) realtà, lo spettatore viene indirizzato direttamente da Cecil, tanto che alcuni episodi narrano direttamente della vita dell’ascoltatore stesso (es.: A Story About You), magari non proprio noi che stiamo ascoltando, o forse si.

Piccolissima parte del cast nel suo splendore: Cecil, Carlos, la vecchia Josie, un Angelo (anche se non esistono), ed il resto spoilers.
Piccolissima parte del cast nel suo splendore: Cecil, Carlos, la vecchia Josie, un Angelo (anche se non esistono), ed il resto spoilers.

Cecil, a sua volta, non è un ospite radiofonico molto professionale. Parla spesso dei propri problemi personali, delle sue cotte (come quella per lo scienziato Carlos, che vi accompagnerà per le prime puntate) o il suo viscerale odio per il marito di sua sorella, Steve Carlsberg. Racconta le vicende più orribili con invidiabile nonchalanche, dando per scontate tutta una serie di nozioni che lasciano l’ascoltatore con l’ingrato compito di ricomporre i pezzi del puzzle. Alle volte, di capire, non c’è verso. Siete solo arrivati in ritardo. Per saperne di più vi basterebbe chiedere a qualcuno di Nightvale, a John Peters, per esempio (avete presente? Il contadino), di ragguagliarvi sugli eventi che hanno preceduto il vostro arrivo, ma è triste constatare come a questo punto si rompa quel sottile ed inquietante incantesimo che per una mezz’oretta ti faceva credere davvero di essere da qualche parte nel deserto degli Stati Uniti.

Ne è un esempio la puntata di San Valentino della prima stagione, dove un Cecil scosso e tremante ringrazia Dio che sia tutto finito. Ancora una volta, come tutti i San Valentino è stata dura e sanguinosa, ma qualcuno ne è uscito vivo. Cosa sia successo non ci è dato sapere ed il tentativo di ricostruire dai dati forniti da Cecil (corpi dilaniati in mezzo ai coriandoli, artificieri intenti a disinnescare biglietti d’auguri) si rivela subito inutile.
Un altro dei segmenti ricorrenti è quello sul traffico, che si trasforma inevitabilmente in lunghi svarioni esistenziali o immagini deliranti dove il concetto di viabilità a cui la rubrica è sottesa tende ad acquisire un’accezione quasi spirituale. Oppure il meteo, sostituito da una canzone di qualche artista indie, talmente indie che in confronto i Beirut sono un progetto spin off di Pitbull.

Un ultimo punto lo vorrei dedicare alla continuity dello show. La fiction, in generale, ci costringe a ritmi inesistenti. Tutti i tempi morti vengono epurati, ogni elemento è azione o funzionalità (sottotitolo, vaffanculo, Stephen King). WtN no. In quanto radio di una comunità, si avvertono bene i vuoti. Quando, dopo 83 episodi ho atteso quello nuovo per 15 lunghissimi giorni, mi sono dovuto chiedere cos’era che mi aveva tenuto così attaccato alle cuffie, tanto da aver sollevato la mia signora dall’onere lavare i piatti per quasi un mese, pur di avere una mezz’oretta in più. La risposta è stata: quotidianità.

Scene di vita quotidianaIn Nightvale puoi avvertire, costruito ad arte, l’uragano che si avvicina. Cecil racconta tutta una serie di avvenimenti straordinari, è vero. Non c’è una giornata tranquilla, ma questo vuol dire che i grandi plot points della serie vanno ingranditi in scala. Episodio per episodio senti di far parte di una comunità, di voler bene alla vecchia Josie e di voler andar a coccolare di nascosto Khoshekh, il gatto fluttuante della stazione radio. Puoi goderti le giornate rilassanti (quando si è solo in pericolo mortale e non senza speranza) ed attendere con serpeggiante terrore che arrivi il nuovo incommensurabile suppostone di fine stagione. Un po’ come nella vita vera.

Al momento Welcome to Nightvale conta 84 episodi, 6 show live ed un romanzo. Tutti in inglese, purtroppo. Su internet però è facile trovare traduzioni varie.
Potete seguire Welcome to Nightvale attraverso qualsiasi servizio di podcast o pupparvelo su Youtube.

In tutto questo vi auguro buona Pasqua, ragazzi, e vi invito a seguire il mio nuovo progetto, Il Bradipo, di cui sta per uscire il nuovo numero: Lavorare Stanca.

Al che vi lascio al vostro brutale, sanguinoso, insensato ed assolutamente delizioso sterminio di capretto.

Resurrezionalmente vostro,
-Lorenzo-Vargas-